QUANDO IL LINGUAGGIO UNISCE CORPO E MENTE
Da sempre filosofi e psicologi si sono interrogati sul rapporto esistente tra mente e corpo.
Freud fu il primo a rivendicare l’unione di mente e corpo, senza ridurre il tutto ad un semplice processo di causa-effetto.
Secondo Freud il corpo rappresenta simbolicamente le dinamiche psichiche.
La sfera mentale e quella corporea interagiscono così intimamente tanto che non possiamo immaginare un corpo slegato dalla mente e viceversa. Quando una delle due aree viene attaccata l’uomo può
mettere in atto due meccanismi di difesa:
-malattie psicosomatiche (ulcera del digerente, bronchite asmatica, ecc.)
- stato d’ansia (dolori addominali, cefalee, paralisi isteriche ecc.)
Il linguaggio è legato allo sviluppo del corpo e della capacità senso-motoria.
L’evolversi della parola è associato all’evoluzione psicomotoria per cui ogni suono prodotto è preceduto dalla maturazione di un gesto o di una postura del bambino. E’ per questo che ora vedremo più da vicino come viene considerato il corpo, quale ruolo ha la psicomotricità nella comunicazione e come linguaggio e
corpo contribuiscono a formare la personalità dell’uomo. Sono soprattutto le relazioni primarie, quelle che il bambino crea con la madre, che gli permettono di costruire il proprio corpo, mentalmente.
Il bambino, già al momento della gestazione, viene catapultato in un universo colmo di stimoli sensoriali, percettivi, cognitivi ed emotivi che contribuiscono a strutturare la sua personalità.
Le
informazioni provenienti dall’esterno colpiscono il suo corpo, vengono percepite dalla sensibilità
motoria e trasmesse, attraverso la sinapsi, al cervello. Qui, se le aree del linguaggio saranno correttamente sviluppate, lo stimolo verrà tradotto in parola. Ciò dimostra che mente e corpo, non sono due entità separate, ma sono in continuo interscambio.
Grazie alla senso-motricità si forma il pensiero e il piccolo può arrivare a pensare prima di agire solo se ha maturato una giusta integrazione tra la sfera mentale e quella psicomotoria. Se successivamente, l’uomo ha coscienza di se stesso grazie alle interazioni con gli altri e con l’ambiente circostante è
proprio perchè il linguaggio si è evoluto e ha reso possibile l’instaurarsi di relazioni sociali.
Un disturbo del linguaggio, non impedirà soltanto la serena comunicazione tra le persone, ma, soprattutto, impedirà a chi ne è afflitto di sviluppare una buona percezione di sè. Lo scambio verbale richiede che tra gli interlocutori ci debba essere emozione: chi parla deve provare l’emozione della condivisione, mentre chi ascolta deve manifestare il desiderio di unire i propri pensieri con il suo
interlocutore attraverso la tensione corporea.
Molto spesso chi soffre di disturbi di linguaggio, ha un rapporto critico con il proprio corpo, lo reputa il responsabile dei suoi disagi, la causa della sua diversità.
Prof. Marco Santilli Associazione Italiana La Nuova Parola
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